RADUNO DI ROMA-BREVE CRONACA-un esame ai bassotti romani del Prof.Aldobrando de Bassottis.

Una bella mattina di sole autunnale. Uomini e bassotti di tutte le taglie e colori affollavano la pineta di Ostia Antica.
Una bella manifestazione, con un personale volontario di "buona volontà" e in un contesto, come quello della pineta
di Castelfusano, veramente piacevole.
Alcune osservazioni sui cani, la prima riguarda il pelo corto: rispetto a 10 anni fa, il 99% del sangue dei cani romani proviene da
allevamenti esteri. Sappiano i neofiti che questo fenomeno si ripete ciclicamente. Avevo sperato, e disperatamente cercato, di farmi una bella scorpacciata di varietà genetiche, di selezioni mirabolanti, di soggetti spavaldi e gagliardi, come lo sono i bassotti e come lo erano i loro antenati, ma sono rimasto a digiuno. Non dico deluso perchè, tutto sommato, ho visto dei bei cani. Temo però, che dovremo aspettare ancora qualche anno prima di vedere "l'onda di riflusso" di questa globalizzazione genetica. Anche i due veterinari bassottisti che mi accompagnavano hanno "notato" la mancanza di eccellenze rispetto ad una manifestazione internazionale. Ma questo è anche comprensibile, data la minore importanza di un raduno di razza rispetto ad una passerella internazionale.
Canna nasale più corta, ( sembra andare di moda fra molti giudici ), zampe fini e ventre leggermente retratto sono il loro biglietto da visita. Ormai Roma mostra solo bassotti Ungheresi, Bulgari, Sudafricani. Ad alimentare l'importazione sono stati per primi i negozianti del settore (categoria, per la maggior parte, da educare alla Brunetta, con obbligo di fatturazione, attestazione di origine del cane e libretto sanitario). Seguono a ruota gli pseudo allevatori laziali, sorti a centinaia in questo decennio, e per ultimi, stremati dalla concorrenza, gli allevamenti "storici" di Roma che per pigrizia hanno smarrito la via del sangue Italiano. In sostanza, sul pelo corto non ho visto eccellenze, ma ritengo che la qualità media dei partecipanti, rispetto a qualche anno fa, sia aumentata. E questo è un fatto positivo.
Il pelo duro italiano, nonostante una non trascurabile flessione di domanda ed il suo essere meno commerciale del pelo corto, sembra aver resistito meglio alla contaminazione genetica operata dagli allevatori-importatori. Credo che ciò possa essere dovuto ad un consistente "serbatoio genetico" disperso nei meandri più reconditi delle campagne italiane. Al nord, ci sono molti sostenitori di questo cane. Insomma, per il duro qualche bell'esemplare per tipicità c'era, sul pelo corto questa tipicità od eccellenza è mancata.
Prendendo il raduno di Ostia come campione, sicuramente, rispetto a 10 anni fa la qualità ed il numero dei bassotti romani è aumentata. Non ho visto cani con grossi difetti da fuori-standard (a parte qualche finto arlecchino e cioccolato sbiadito, tra l'altro pagati molto cari). Dunque se dovessi dare un voto collettivo non scenderei sotto i 7/8 decimi. Forse 10 anni fa la media era di 6/7 decimi, ma avevamo ancora qualche residuo di ottimo sangue italiano sul quale si poteva lavorare, se non altro per mantenere la tipicità, con tutto il rispetto per la inevitabile e ben accetta globalizzazione canina.
In merito all'organizzazione alcuni dettagli potevano essere curati meglio, come il parcheggio che alle 10 era già pieno e l'assenza di una figura di controllo e assistenza pratica ai partecipanti, specialmente per le conferme di taglie che, ahimè, sono sempre le cenerentole dei raduni e delle manifestazioni. Anche a Ostia ci sono stati dei malumori. Non si tiene conto del fatto (da sempre ed ovunque) che per molti proprietari (ovviamente non per tutti) la conferma di taglia è una grande rottura. Lo è per gli allevatori, figuriamoci per gli altri. Una volta, ad una internazionale di Ascoli, i cani vennero confermati la mattina e trattenuti fino al pomeriggio per il ritiro del certificato.Allucinante.
In definitiva e tutto considerato, complimenti agli organizzatori romani, che in questi ultimi anni hanno recuperato il ritardo accumulato verso le altre città laziali.

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